I COSACCHI - CODICE ISPIRAZIONE DI VIAGGIO: RT4RUS641
Fino al 1700, persone di origine cosacca e non, perseguitati dai Russi e dagli Ucraini, potevano trovare asilo nei paesi dei Cosacchi. Dal 1721, quando la Russia diventa Impero, i Cosacchi cominciano a perdere la loro indipendenza e vennero dichiarati ufficialmente “Russi”, mantenendo però la loro cultura e le loro tradizioni. Durante la guerra civile i Cosacchi, fedeli allo Zar, combattono con i “Bianchi”, pochissimi con i “Rossi”, i bolscevichi. Per questo motivo furono perseguitati in massa sotto la dominazione comunista. Circa un milione di Cosacchi furono uccisi negli anni ’20, mentre 100mila trovarono rifugio all’estero. Si pensava fossero estinti, invece i cosacchi sono ancora molti e cercano la riabilitazione in patria.
Hanno combattuto recentemente in Cecenia e Abkhazia; sono stati per secoli scudo degli zar, per poi passare dalla ‘democrazia in armi’ alla prigionia nei gulag. Questo tipo di democrazia si basa sulle decisioni di guerra, pace, elezione degli ufficiali, dei giudici e dei tribunali, prese da assemblee locali, le Rade. Il comando supremo spettava a un ataman eletto annualmente, che aveva la propria sede a Zaporozhye, in Ucraina.
In tempo di guerra egli era affiancato da “atamani da campo”, eletti democraticamente ma che rispondevano solo a lui. Rappresentano da quasi mille anni una realtà sociale, in Russia, costituita da uomini e donne legati da stessi valori culturali, sociali e spirituali. Essi sono il frutto dell’unione di centinaia di tribù, popoli e razze diverse, in continuo spostamento nelle steppe tra l’Europa e l’Asia.
Il cimitero dei Cosacchi si trova a Lienz, nella località detta “Peggetz”, accanto alla Drau (Drava). Qui, nel 1945, si verificò una tragedia che molti dimenticano volentieri e molti non conoscono: la morte di 25.000 Cosacchi. Ogni anno, il 2 giugno, centinaia di Cosacchi provenienti da tutto il mondo ricordano questo dramma e si ritrovano in questo cimitero, dove i sepolti sono soltanto trecento. Come Majakoski ha scritto in Ascensione: "Il sole si leva sopra l’erba della steppa".